mercoledì 6 luglio 2011

VITA MISTICA TRAGUARDO DEL CRISTIANO

“Siate perfetti...”

Da quanto esposto risalta l'importanza per l'anima di curare la crescita di virtù in virtù per giungere sino all'unione con Dio e fino alla trasformazione deificante. Tutti i Padri insegnano che questo è il punto capitale della vita cristiana: giun­gere cioè ad assomigliare a Dio come un figlio a suo Padre: « siate perfetti com'è perfetto il vostro Padre dei cieli » (Mt 5,48).
L'invito è diretto ai figli del regno i quali, per ciò stesso, sono già di Dio perché « se uno non rinasce per il battesimo nell'acqua e nello Spirito Santo, non può entrare nel suo regno ».
Però lo stesso Verbo incarnato « a quanti lo ricevono dà il potere di diventare figli di Dio, rinascendo da Lui » per la grazia santificante (Gv 1,12-13; 3,5).
Questa grazia è una perfezione sostanziale, una seconda natura che ci fa nuove creature in quanto ci trasforma e divinizza. Siamo figli di Dio, proprie et formaliter, non tanto per un dono creato quanto per l'inabitazione del divino Spirito che vivifica e muove le nostre anime.
Questo titolo di figli di Dio non è un nome vano, né una semplice iperbole... Indica una reale dignità, soprannaturale, essenziale a tutti i giusti ed è frutto di redenzione e dono di salvezza. Nel riceverla, con la grazia santificante, per adozione, diventiamo in certo modo per Iddio ciò che il suo Figlio è per essenza.
Senza identificarci o confonderci con Lui, cioè senza sopprimere la nostra natura, Dio ci associa alla sua, ci fa partecipi del suo Spirito, della sua luce con la fede, del suo amore con la carità, delle sue operazioni in virtù della sua grazia. « Pone nella nostra anima un nuovo principio di azione, il germe di una vita superiore, soprannaturale, divina, destinata a crescere e svilupparsi nel tempo per mostrarsi pienamente nella eternità, ove parteciperemo della sua gloria e del regno » (Manuel Biblique, vol. IV, p. 216, n. 587). Ecco la razza nuova, la stirpe divina di cui parla san Pietro: un uomo divinizzato, incorporato col Verbo fatto uomo, animato dallo stesso Spirito Santo.
S. Agostino insegna: « Se Dio si è umiliato sino a farsi uomo, fu per elevare gli uomini e farne degli dei » (Serm. 166); « li deifica con la sua grazia; perché giustificandoli li deifica, facendoli figli di Dio e perciò dèi » (S. Agostino in Ps. 49,2). Il P. Ramiere scrive: « Sembra giunto il tempo in cui il grande dogma dell'incorporazione dei cristiani con Cristo avrà, nell'insegnamento ai fedeli, la stessa importanza che gli è data nella dottrina apostolica. È giunto il tempo che non si considererà più come accessorio il punto in cui san Paolo fondava tutto il suo insegnamento; in cui si comprenderà che questa unione presentata dal Salvatore con l'immagine dei sarmenti uniti alla vite, non è una metafora, ma una realtà; che nel battesimo diventiamo realmente partecipi della vita di Cristo; che riceviamo, non in figura ma realmente, il divino Spirito, principio di questa vita, e che senza spogliarci della nostra personalità umana, diventiamo membra di un corpo divino acquistando, perciò stesso, forze divine » (Esperances de l'Eglise, p. 111, cap. 4).

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