mercoledì 6 luglio 2011

CHE COSA È POI QUESTA MISTICA ?

È qui che l'anima comprende

Vita mistica è la misteriosa vita della grazia di Cristo nelle anime fedeli che, morendo a se stesse, con Lui vivono nascoste in Dio (Col 3,3).

Cioè « è la vita intima che sperimentano le anime giuste, animate e possedute dallo Spirito di Gesù Cristo, ricevendone sempre più e sentendo, talvolta in modo chiaro, i suoi divini influssi - gaudiosi e dolorosi - per cui crescono e progrediscono, in unione e conformità con Lui che ne è il Capo, fino ad essere in Lui trasformate » (Gal 4,19; 2 Cor 3,18).
Questa vita può essere vissuta in maniera inconscia, come il bambino vive la vita razionale o umana.
La vivono così i principianti ed in generale gli asceti che camminano verso la perfezione per « vie ordinarie » meditando laboriosamente i misteri divini, esercitando la mortificazione delle passioni e la pratica delle virtù e della pietà.
Ma può essere vissuta anche in modo cosciente, con una certa esperienza intima dei misteriosi tocchi e influssi divini, e della reale presenza vivificatrice dello Spirito Santo.
Così la vivono molte anime assai progredite, giunte al perfetto esercizio delle virtù; come anche altre anime privilegiate, scelte, molto presto, liberamente, da Dio per farle giungere più in fretta, quasi sulle sue braccia, attraverso le « vie straordinarie » della contemplazione infusa.
Coloro che vivono così, più o meno coscientemente, della vita divina si chiamano mistiche o contemplative.
Mistiche, per l'intima esperienza che hanno degli occulti misteri di Dio; contemplative perché la loro abituale preghiera suole essere la contemplazione che Dio stesso infonde a chi vuole, quando e come vuole.
La preghiera degli asceti è meditazione discorsiva che, con la grazia ordinaria che Dio non nega a nessuno, possono perfezionare fino a convertirla in orazione di semplicità o contemplazione in parte infusa e in parte acquisita. Essa suole essere accompagnata da una certa presenza amorosa di Dio, originata da un influsso dello Spirito Consolatore per realizzare la transizione graduale dallo stato ascetico allo stato mistico. Sta scritto infatti che « le cose di Dio nessuno le conosce se non lo stesso Spirito di Dio » (1 Cor 2,11) e « colui a cui il Figlio vorrà rivelarle » (Mt 11,27).
Per giungere allo stato mistico è necessario essersi consolidati nella virtù, vincendo se stessi e conformando sempre più la propria volontà alla volontà di Dio. Soltanto così l'anima incomincia a sentire e notare certi desideri, impulsi o istinti del tutto nuovi e veramente divini, non provenienti da lei, che la spingono ad un genere di vita sconosciuto e di perfezione molto superiore.
Esercitandosi davvero nella virtù, l'anima entra in quella maturazione « dell'uomo perfetto » per cui incomincerà a vedere davanti a sé la luce e la discrezione dello Spirito di Cristo, come insegna l'apostolo (Ef 5,14).
Sottomessa la prudenza della carne - che è morte - a quella dello Spirito che è « vita e pace », incomincerà a vivere come « spirituale », a muoversi sotto gli influssi del divino Consolatore.
Vedendosi, allora, mossa dallo Spirito di Cristo, riconosce di essere figlia di Dio perché quello Spirito di adozione che la muove gliene dà testimonianza e la spinge a chiamare « Padre » il Dio onnipotente (Rom 8,6.16).
Questa spinta avuta, genera in lei il dono della pietà: chiama Dio con questo amoroso nome senza avvertire che è il suo stesso Spirito di amore a muoverla.
Passa così dalla semplice unione di conformità in cui ella agiva all'unione trasformante in cui si ha Dio come unico direttore e motore ordinario della propria vita (santa Teresa, Man­sione V, 2; VIII, 3).
È qui che l'anima comprende non soltanto di operare con la virtù di Cristo, ma che lo stesso Cristo col quale è configurata (essendo morta e risuscitata con Lui e da cui ha ricevuto l'impressione del sigillo vivo) è Colui che opera e vive in lei e con lei. Così può ripetere, in tutta verità, « vivo io, ma non sono io che vivo, è Cristo che vive in me ». Infatti il suo vivere è Cristo, il cui Spirito la vivifica in tutto poiché regna nel suo cuore come padrone assoluto. (Cf Giovanni della Croce, strofe 3,5; 12,2; 22; 23,1; 36,5).

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