mercoledì 6 luglio 2011

AUTOBIOGRAFIA - 5

Ritorno al paese – Prime contemplazioni e amore all'innocenza

Casa della Beata Alessandrina
Dopo 18 mesi, appena mia sorella ebbe superato il suo esame, ripartimmo da Póvoa. La mamma voleva che io rimanessi a studiare, ma da sola non volli restare. Avevo imparato ben poco.
Ritornammo per quattro mesi alla frazione Gresufes dove siamo nate. Poi venimmo ad abitare più vicino alla chiesa, in una casa di mia madre, nella frazione detta «Calvario».
Verso i nove anni, quando mi alzavo di buon'ora per i lavori di campagna e potevo essere sola, mi indugiavo a contemplare la natura: lo spuntar dell'aurora, il nascere del sole, il cinguettare degli uccelletti, il gorgogliare delle acque entravano in me trasportandomi in una contemplazione tanto profonda che quasi mi faceva dimenticare di vivere nel mondo. Mi fermavo assorbita dal pensiero: o potenza di Dio!
Quando mi trovavo sulla riva del mare, oh come mi perdevo di fronte a quella grandezza infinita! Di notte, nel contemplare il cielo e le stelle, mi smarrivo nella ammirazione delle bellezze del Creato.
Quante volte nel mio giardinetto ammiravo il cielo, ascoltavo il mormorio delle acque e penetravo sempre più nell'abisso delle grandezze divine!
Mi spiace di non aver saputo approfittare di quei momenti per darmi fin da quella età alla meditazione. Anche se molto vivace, avevo una grande paura di perdere la mia innocenza e di attirarmi la disapprovazione di Dio. Mi ricordo di aver detto due parole che ritenevo peccato: me ne vergognai subito e mi costò assai confessarle.
Non mi piacevano i discorsi maliziosi. Sebbene non ne capissi il significato, minacciavo chi li faceva di non più avvicinarli, qualora non si fossero corretti. Così pure mi indignavo se vedevo qualche gesto scorretto.

Nessun commento:

Posta un commento