mercoledì 6 luglio 2011

AUTOBIOGRAFIA - 2

Ero vivace e dominatrice

Maria Ana, madre di Alessandrina
Quando ai cinque anni iniziai a frequentare la scuola di catechismo rivelai subito un grande difetto: la testardaggine. Il vice-parroco mi assegnò il posto tra le bambine della mia età, ma io mi infilai tra le più alte, con le quali ero solita accompagnarmi. Nonostante le insistenze e le promesse del viceparroco, io non cedetti se non dopo alcuni giorni. In chiesa mi soffermavo a contemplare le statue. Mi attiravano soprattutto quelle della Madonna del Rosario e di San Giuseppe. Il loro abbigliamento sontuoso destava in me il desiderio di essere elegante come loro per fare bella figura. Era forse un sintomo della mia vanità?
Insieme a questi difetti esprimevo fino da quella età il mio amore verso la Mamma del cielo: cantavo con entusiasmo le sue lodi e portavo fiori alle zelatrici che solevano ornare il suo altare.
Ero vivacissima, sì da meritarmi il soprannome « Maria-maschietto ». Dominavo le mie compagne, anche quelle più alte. Mi arrampicavo sugli alberi. Preferivo camminare sui muretti di cinta anziché sulla strada.
Mi piaceva lavorare: pulire la casa, trasportare legna, lavare. E volevo il lavoro ben fatto; ed anche la mia persona volevo che fosse linda.
Un giorno ero al pascolo in compagnia di mia sorella Deolinda e di una cugina. Una mula ci sfuggì in una coltivazione. Corsi a richiamarla, ma con un colpo di testa essa mi buttò a terra e con una zampa si mise a rasparmi il petto come per gioco. Ripeté il gesto parecchie volte, ma non mi fece alcun male. Le mie compagne si misero a gridare: accorsero varie persone che rimasero stupite nel vedermi illesa.
Una volta andai con Deolinda a far visita alla mia madrina. Per fare più in fretta volemmo attraversare il torrente Este saltando su grosse pietre collocate a questo scopo. Ma la forza della corrente era tale che le pietre ci sfuggirono di sotto i piedi; cademmo nell'acqua e ci salvammo per miracolo.

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