mercoledì 6 luglio 2011

AUTOBIOGRAFIA - 12

A Letto per sempre

Nell'aprile 1925 [giorno 14] mi posi a letto per sempre. Non mi si diceva più: - Coraggio, ti rialzerai. - Il medico Giovanni da Almeida di Oporto avvisò mia mamma che te­meva una totale paralisi. Mia sorella, che faceva la sarta, divenne anche la mia infermiera, perché la mamma lavorava in campagna. Ebbi ore di scoraggiamento, ma mai di disperazione. Nulla mi legava al mondo. Provavo soltanto nostalgia per il mio giardinetto, perché mi piacevano i fiori e qualche volta, portata in braccio da mia sorella, potei ancora vederlo. Sentivo molta nostalgia per la nostra chiesa: nella festa del sacro Cuore o quando si celebrava messa cantata piangevo amaramente. Mia sorella, che faceva parte del coro, nel vedermi in lacrime mi diceva: - Se fosse possibile stare in chiesa coricati ti ci porterei in braccio. - E piangeva pure lei. Però ero conformata alla volontà del Signore. A poco a poco mi abituai al letto e la nostalgia si spense. Per distrarmi, nei primi tempi, giocavo a carte con qualcuno o anche da sola. Mi spiace di non aver fin da allora pensato come penso oggi: cioè di vivere unita in spirito al mio Gesù. Giunsi a fare voti per ottenere la guarigione; come me, la mamma, la sorella, le cugine. Infine capii che il Signore mi voleva ammalata; perciò non chiesi più di guarire. Arrivai più volte, molto rassegnata, alle soglie della morte. Dalla medicina non ebbi altro sollievo che qualche iniezione di morfina.

La mia Mamma Celeste

Tutti gli anni celebravo il mese mariano. Preferivo celebrarlo da sola: meditavo, cantavo, piangevo chiedendo alla Mamma celeste di liberarmi da quella grande tribolazione che mi faceva soffrire tanto. Solevo cantare il « Tantum ergo » come se fossi stata in chiesa. Non avendo Gesù in casa né sacerdote che mi benedicesse, pregavo il Signore che lo facesse Lui dal cielo e dai suoi tabernacoli. Momenti felici! Mi pareva piovessero su di me tutte le benedizioni e l'amore del Signore. Ed allora ab­bracciavo nel mio cuore tutta la mia famiglia e le persone care. Nei primi anni della mia degenza, dalla casa del parroco mi portavano, all'inizio di maggio, una statuetta del Cuore di Maria che, con rincrescimento, restituivo alla fine del mese. Fu così che pensai al modo di acquistarmene una, ma poiché non ne avevo i mezzi, fui aiutata da varie persone. Un'amica mi donò alcune pollastrelle che Deolinda allevò fino a che fecero le uova e le covarono; venduti i pulcini, comprai la statuetta, la mensola e la campana di vetro. Non so dire la gioia che provai nell'avere una Madonnina tutta mia: potevo contemplarla giorno e notte.

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