mercoledì 6 luglio 2011

AUTOBIOGRAFIA - 10

II salto dalla finestra

La casa della Beata Alessandrina
Un giorno mentre in casa aiutavo mia sorella sarta ed una apprendista intravvedemmo sulla strada tre uomini: il mio antico padrone, un altro uomo sposato e un terzo celibe. Mia sorella, avendo intuito qualche cosa dai loro gesti e vedendoli imboccare il sentiero di casa nostra, ci ordinò di chiudere la porta. Qualche istante dopo li udimmo salire la scaletta e bussare. Rispose Deolinda, dicendo che si apriva solo ai clienti. Il mio padrone, che conosceva la casa, passò per la cantina situata al pian terreno e salì per la scala interna mentre gli altri aspettavano presso la porta. Non potendo entrare per la botola chiusa e su cui trascinammo subito la macchina da cucire, il padrone armato di una mazza batté furiosamente sugli assi della botola fino a spaccarla e ad aprirsi un varco. Deolinda, afferrata da lui per la sottana, riuscì a liberarsi ed aprì la porta per fuggire. L'altra ragazza le andò dietro, ma uno dei tre la trattenne e se la abbracciò sedendosi sul letto. Io, nel vedere il pericolo, mi buttai dalla finestra in giardino, con un salto di circa quattro metri; tentai di rialzarmi, ma non ci riuscii per un forte dolore al ventre. Nel salto smarrii il mio anello. Ripreso coraggio, mi armai prendendo un palo della vigna come bastone e attraverso il cancelletto dell'orto andai in cortile ove mia sorella stava discutendo con i due uomini sposati. L'altra ragazza era nella camera con il terzo. Avvicinandomi li chiamai « cani » e minacciai che se non liberavano la ragazza mi sarei messa a chiamare aiuto: mi ubbidirono. Fu allora che mi accorsi di aver perduto l'anello e gridai: - Cani, per causa vostra ho perduto l'anello! - Uno di loro, mostrandomi la sua mano con vari anelli, mi disse: - Scegli qui! - Sdegnata, gli gridai: - Non voglio! -
Vedendoci risolute e sprezzanti, se ne andarono e noi ri­tornammo al lavoro.
Dell'accaduto non parlammo con nessuno, ma la mamma venne a conoscenza di tutto. Poco dopo incominciai a soffrire sempre di più. Tutti dicevano che era per il salto dalla finestra. Anche i medici più tardi confermarono che quel salto doveva avere contribuito alla mia infermità.

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