mercoledì 6 luglio 2011

AUTOBIOGRAFIA 1

NARRO LA MIA VITA

Dopo una breve preghiera per implorare aiuto dal cielo, luce dallo Spirito Santo allo scopo di poter fare ciò che il mio padre spirituale mi ha ordinato, narro - anche se con molto sacrificio - la mia vita, così come il Signore me la ricorderà di volta in volta.

Primi ricordi

Mi chiamo Alexandrina Maria da Costa: nacqui nella frazione Gresufes della parrocchia di Balasar, comune di Póvoa de Varzim, distretto di Oporto il 30 marzo 1904, mercoledì della settimana santa. Fui battezzata il 2 aprile seguente, sabato santo: miei padrini furono lo zio Gioachino da Costa e una donna di Gondifelos chiamata Alexandrina.
Prima dei tre anni non ricordo nulla, se non qualche tenerezza usatami dai miei.
A tre anni ebbi la prima piccola « carezza » del Signore. Dovevo stare coricata presso mia mamma che riposava, ma, irrequieta come ero, non volevo dormire: alzatami, mi protesi verso un barattolo di grasso che serviva per ungere i capelli, come si usava allora; volevo imitare i grandi. Se ne accorse la mamma che mi richiamò di sorpresa e mi spaventai. Il barattolo mi sfuggì dalle mani e s'infranse sul pavimento mentre io vi cadevo sopra, ferendomi gravemente al viso. Fui trasportata subito da un medico, che si dichiarò incapace di trattare il mio caso; mia madre allora mi portò a Viatodos da un farmacista famoso che mi diede tre punti. Soffersi molto: almeno avessi saputo già allora approfittare del dolore! Ma no! Fui invece cattiva col farmacista, rifiutando i biscotti inzuppati nel vino che mi offriva per calmarmi. Fu questo il mio primo atto di cattiveria.
Verso i quattro anni amavo indugiarmi a contemplare la volta del cielo. Più di una volta domandai ai miei se non si poteva arrivare lassù collocando, una sopra l'altra, le case, gli alberi, ecc.; alle loro risposte negative provavo tristezza e no­stalgia. Non so cosa mi attirasse lassù.
Alla stessa epoca abitava con noi una zia che morì poi di cancro. Ella, già ammalata, mi chiedeva di cullare il suo bambino, primo frutto del suo matrimonio. Le facevo quel servizio volentieri, sia di giorno che di sera.
Così pure ero contenta di unirmi alla sua preghiera per ottenerne da Dio la guarigione.

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